Quanto guadagna davvero un’impresa edile?
Il 12,8% è il margine operativo delle imprese edili in utile, in un anno di picco. Quello che resta davvero a un titolare di piccola impresa, contando il suo lavoro, scende spesso sotto il 5%.
Un’impresa edile italiana in salute guadagna intorno al 12,8% sui ricavi. Ma quello non è il denaro che il titolare porta a casa: è il risultato operativo, prima di interessi, tasse e — soprattutto — prima di essersi pagato il proprio lavoro. Quando rimetti dentro anche quello, su una piccola impresa il residuo vero scende spesso sotto il 5%.
Il numero di partenza non è un’opinione. Viene dall’Osservatorio sui bilanci delle società di capitali della Fondazione Nazionale Commercialisti, Focus Costruzioni 2023: 79.472 imprese, 194 miliardi di fatturato, 529.491 dipendenti. Per la fascia da 100 mila a 5 milioni di euro — quella dove sta la maggior parte delle imprese edili italiane — il ROS 2023 è 12,8%.
Sembra una buona notizia. Il problema è cosa quel numero non conta.
Perché il 12,8% è il numero ottimista
Tre avvertenze, tutte scritte nel report stesso.
Primo: quegli indici sono calcolati solo sulle imprese che hanno chiuso in utile. Chi ha perso è escluso per costruzione. Quindi il 12,8% non è il margine medio del settore: è il margine di chi ha guadagnato.
Secondo: il 2023 è un anno di picco, non un anno normale. Ricavi +21,5%, valore aggiunto +23,1% sull’anno prima. È la coda del Superbonus. ANCE stima il 2025 a −1,1%, con il residenziale a −15,6%. Un margine tarato sul 2023 è tarato sul massimo del ciclo.
Terzo: il ROS non è quello che resta. È il risultato operativo sui ricavi, prima degli oneri finanziari e delle imposte. Il netto arriva dopo, ed è più basso.
Rifacendo il conto sugli stessi indici del report, il margine netto della fascia 100 mila–5 milioni nel 2023 sta intorno al 9%. Nel 2022, anno meno gonfio, era intorno al 7%.
E il lavoro del titolare, chi lo paga?
Qui c’è il buco che quasi nessuno mette in conto, e non è un dettaglio contabile: è la differenza tra sentirsi in utile e trovarsi senza soldi.
In moltissime imprese edili il titolare si dà un compenso simbolico e poi estrae a dividendo. Contabilmente funziona. Ma significa che l’utile a bilancio è gonfiato esattamente del valore di mercato del suo lavoro: quello che dovresti pagare a qualcuno per fare quello che fai tu.
Nelle ditte individuali e nelle società di persone — che in edilizia sono tantissime, e che in quel campione non ci sono nemmeno — il lavoro del titolare non compare tra i costi. Mai.
Metti i numeri.
- Impresa da 2 milioni, titolare che sul mercato costerebbe 80 mila euro l’anno: sono 4 punti di margine. Da 9% si scende a circa 5%.
- Ditta individuale da 500 mila: il lavoro del titolare può valere 10-15 punti. Lì il margine vero va sotto il 3%.
Non è una statistica del settore. È un calcolo che puoi rifare sulla tua impresa stasera, ed è il motivo per cui tanti imprenditori edili si sentono ricchi sul bilancio e poveri sul conto corrente. Il denaro non è sparito: non è mai stato tuo, stavi lavorando gratis dentro il tuo margine. È lo stesso meccanismo per cui vendere il proprio tempo invece del valore tiene un’azienda ferma per anni.
Perché due imprese identiche guadagnano il triplo l’una dell’altra?
Nello stesso report c’è un dato che vale più della media, e che raramente viene citato: il rendimento cambia enormemente a seconda di cosa fai, non di quanto sei bravo.
Le imprese di «sviluppo di progetti immobiliari» hanno un ROI del 6,4%. Quelle di «completamento e finitura di edifici» arrivano al 42,7%.
Chi costruisce guadagna una frazione di chi rifinisce. Prima di chiederti come spremere due punti in più dai tuoi cantieri, vale la pena chiedersi se stai lavorando nel pezzo giusto della filiera — che è poi il modo serio di cercare il collo di bottiglia della tua impresa.
Allora quanto guadagna davvero un’impresa edile?
Mettendo in fila quello che regge:
- 12,8% è il margine operativo delle imprese in utile, nella fascia 100 mila–5 milioni, in un anno eccezionale.
- 7-9% è il margine netto ricavato dagli stessi bilanci.
- Sotto il 5%, spesso sotto il 3%, è quello che resta a un titolare di piccola impresa quando si conta anche il suo lavoro.
La distanza tra il primo numero e l’ultimo non è un errore di contabilità. È fatta di cose che succedono tra il preventivo e il saldo: lavoro non pagato, tempo che si allunga, cassa che esce prima di rientrare, rischio che ti tieni tu. Sono quattro pedaggi — Guadagno, Agenda, Tesoro, Esposizione — e ognuno si prende un pezzo del margine che avevi calcolato.
La domanda utile non è quanto guadagna «un’impresa edile». È quanto è rimasto a te sull’ultimo lavoro chiuso, e dove sono finiti i punti che mancano.
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Domande frequenti
Il margine del settore costruzioni è davvero il 12,8%?
È il ROS 2023 delle società di capitali con ricavi tra 100 mila e 5 milioni, calcolato però solo sulle imprese chiuse in utile e in un anno di picco. È il numero migliore disponibile, ed è il più ottimista possibile.
Qual è la differenza tra margine operativo e quello che resta?
Il margine operativo è prima di interessi e tasse. Il netto sugli stessi bilanci sta intorno al 7-9%. Quello che resta al titolare è ancora più basso, perché quasi mai il suo lavoro è contato tra i costi.
Come faccio a sapere quanto guadagna la mia impresa davvero?
Parti dall’ultimo lavoro chiuso, non dalla media dell’anno: togli tutti i costi, poi togli quello che costerebbe pagare qualcuno per fare il lavoro che hai fatto tu. Quel che rimane è il margine vero.
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Founder & CEO di Plinn e Strategy Manager in Primula Costruzioni. 15+ anni nel settore, EMBA SDA Bocconi, Comitato Scientifico Restructura 2026. Autore di “Il fatturato è il problema”.