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Quanti soldi deve avere in cassa un’impresa edile?

Non esiste una cifra uguale per tutti, ma esiste un conto uguale per tutti: ti serve in cassa quanto esce ogni giorno dai tuoi cantieri, moltiplicato per i giorni che passano tra quando esce e quando rientra. Operai e materiali li paghi subito, il lavoro lo incassi dopo: le imprese edili tra 100 mila e 5 milioni di fatturato incassano i clienti in media a 77,7 giorni.

LM Lorenzo Minniti
·1 Settembre 2026·6 min di lettura

Non esiste una cifra uguale per tutti, ma esiste un conto uguale per tutti: ti serve in cassa quanto esce ogni giorno dai tuoi cantieri, moltiplicato per i giorni che passano tra quando esce e quando rientra. Su un’impresa edile piccola quel numero è quasi sempre tra i due e i tre mesi di costi di cantiere.

Il motivo è semplice: operai e materiali li paghi subito, il lavoro lo incassi dopo. Le imprese di costruzioni che fatturano tra 100 mila e 5 milioni incassano i clienti in media a 77,7 giorni (Fondazione Nazionale Commercialisti, Osservatorio sui bilanci delle società di capitali · Focus Costruzioni, bilanci 2023).

Perché la regola dei «tre mesi di spese» non funziona in edilizia?

Se cerchi questa domanda online, la risposta che trovi è quasi sempre la stessa: tieni da parte tre o sei mesi di spese. È una regola nata per aziende che ogni mese spendono più o meno uguale.

La tua no.

Tu non hai un mese medio. Hai cantieri. Apri il secondo mentre il primo è a metà, e in una settimana esce il doppio di quello che usciva a gennaio. Poi il committente sposta una consegna, e per tre settimane non entra niente mentre le buste paga escono lo stesso.

Non è il calendario a decidere quanto ti serve in cassa. È quanto lavoro hai aperto, e quanto tempo passa prima che qualcuno te lo paghi.

Come si calcola la cassa che serve a te?

Servono tre numeri. Li hai già tutti e tre, non serve un software.

1. Quanto esce al giorno. Prendi le uscite dell’ultimo mese pieno — operai, materiali, subappalti, mezzi, carburante — e dividi per 30. Non serve la precisione al centesimo: serve l’ordine di grandezza.

2. Quanti giorni passano prima che rientri. Conta dal giorno in cui paghi una settimana di lavoro fino al giorno in cui il cliente salda quella settimana. In mezzo ci sono quattro attese, non una: la lavorazione deve finire, deve entrare in un SAL, il SAL deve essere fatturato, la fattura deve essere pagata. Quasi tutti contano solo l’ultima.

3. Moltiplica. Facciamo un esempio con numeri inventati: se escono 3.000 € al giorno e passano 70 giorni, ci sono 210.000 € tuoi che stanno lavorando per qualcun altro. Mettici i tuoi e guarda che cifra viene fuori.

Quella è la cassa che ti serve per stare in piedi senza chiedere niente a nessuno. Non è una regola generale: è la tua.

Dove sono fermi i soldi che non vedi?

Sopra il giro normale c’è una seconda pila, e questa quasi nessuno la conta.

Le ritenute a garanzia. Negli appalti pubblici la legge trattiene lo 0,50% dell’importo e te lo svincola solo alla fine, dopo il collaudo (art. 125 del Codice dei contratti, D.Lgs. 36/2023). Nel privato e nei subappalti il 5 o il 10% che ti tengono non è legge: è una clausola scritta nel contratto. Vuol dire che si tratta — e quasi nessuno la tratta.

Le ritenute che spariscono anche dai tuoi conti. L’Agenzia delle Entrate (risposta n. 52 del 28 febbraio 2025) ha chiarito che il SAL si può fatturare al lordo o al netto della ritenuta. Se lo fatturi al netto, quei soldi non risultano nemmeno come credito: non sono in banca e non sono nella tua contabilità. Esistono solo nel contratto.

Il lavoro fatto e non ancora certificato. Ore e materiali già spesi su lavorazioni che nel SAL non sono ancora entrate. Non è una fattura, non è un credito. È un buco, e il più delle volte è il più grosso dei tre.

C’è un dettaglio che dice tutto: nemmeno le statistiche di settore lo misurano. Il report della Fondazione Nazionale Commercialisti pubblica dieci indici di bilancio delle imprese di costruzioni — liquidità, indebitamento, durata di crediti e debiti, redditività — e nessuno riguarda i lavori in corso. Il denaro che tieni fermo dentro i cantieri non compare in nessuna tabella pubblica. Quel numero ce l’hai solo tu.

E se in cassa quei soldi non ci sono?

Quando la cassa manca, la prima mossa è quasi sempre la stessa: si chiede un fido. Il fido copre il tempo, e per quel tempo paghi un interesse. Ma non accorcia di un giorno la distanza tra quando spendi e quando incassi.

Le cose che accorciano quella distanza sono quattro, e si scrivono tutte nel contratto prima di iniziare:

  • un acconto alla firma, che copra almeno l’ordine dei materiali;
  • SAL più frequenti: uno al mese si può chiedere, uno solo a fine lavori è una scelta, non un obbligo;
  • fatturare il SAL appena è maturato, non a fine mese quando capita;
  • la percentuale della ritenuta e la data in cui te la svincolano, scritte nero su bianco.

È lo stesso motivo per cui un cantiere può chiudere in utile e lasciarti senza soldi. Quanto resta davvero a un’impresa edile non dipende solo dal margine che hai messo nel preventivo: dipende da quattro pedaggi che il preventivo non conta, e uno di questi è esattamente il denaro che anticipi tu.

Prima di aprire il terzo cantiere perché «così gira di più», conviene guardare come si trova il collo di bottiglia in cantiere: il lavoro che si ferma è cassa che resta fuori. Aprire di più, quando il collo di bottiglia è già saturo, non fa girare più soldi. Ne fa uscire di più.

Domande vicine

Quanti mesi di stipendi devo tenere da parte?
Gli stipendi sono la parte che già conosci a memoria. Il buco lo fanno i materiali e i subappalti pagati prima dell’incasso. Conta i giorni di attesa, non i mesi di busta paga.

Il fido di cassa vale come cassa?
Vale come tempo comprato, non come soldi tuoi. Se il fido è sempre al massimo, non ti sta coprendo una punta: ti sta dicendo che quel giro di soldi non si chiude da solo.

Quanto è normale incassare tardi in edilizia?
Per le imprese tra 100 mila e 5 milioni di fatturato la durata media dei crediti verso i clienti è 77,7 giorni (Fondazione Nazionale Commercialisti, bilanci 2023). Un’avvertenza sul numero, perché conta: è calcolato solo sulle società di capitali che hanno chiuso l’anno in utile, e in un anno di picco. È il dato di chi sta in piedi. Chi va peggio non è nel conto, e le ditte individuali non ci sono proprio.

Il numero che ti serve ce l’hai già

Nessuno può dirti quanti soldi devi avere in cassa. Ma il conto lo puoi fare stasera, con due numeri che hai già in casa: quanto esce al giorno, e quanti giorni aspetti. Il resto — ritenute, SAL non maturati, lavoro fatto e non ancora contato — è sopra a quello, e va sommato.

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LM
L’autore

Lorenzo Minniti

Founder & CEO di Plinn e Strategy Manager in Primula Costruzioni. 15+ anni nel settore, EMBA SDA Bocconi, Comitato Scientifico Restructura 2026. Autore di “Il fatturato è il problema”.

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